Importante aggiornamento sul dottor Pietro Gamba

Anzaldo, Bolivia – 11 Ottobre 2025

Carissimi amici e sostenitori della Fondazione,

vi scrivo con il cuore aperto e con l’umiltà di chi, dopo tanti anni trascorsi a curare e consolare gli altri, si trova oggi a vivere una realtà nuova e profonda: quella della malattia, vissuta in prima persona.

Sono passato, per la seconda volta, sul lettino dell’ospedale che ho costruito qui ad Anzaldo, ma stavolta non come medico… bensì come paziente.

Anni fa ho subito due interventi per ernie, ma ora l’età porta con sé altri controlli, altre attese, altri timori. Alcuni sintomi, alcune immagini, mi hanno spinto a sottopormi a una biopsia per la prostata. Sapevo da medico cosa avrei potuto trovare… ma viverlo sulla propria pelle è un’altra cosa

Quando sei paziente, tutto cambia. Le notti si fanno più lunghe, i pensieri si aggrovigliano. Il disagio, la preoccupazione, la paura delle complicazioni ti visitano nel silenzio del letto, quando giri e rigiri aspettando che le ore passino. Ti accorgi di quanto sia diverso sentire il dolore rispetto a spiegarlo. Di quanto sia difficile mettersi davvero nei panni dell’altro… finché non ci sei dentro.

In questi giorni ho ripensato a centinaia di volti visti in sala operatoria, alle mani strette prima di un intervento, alle parole dette per rassicurare, incoraggiare, accompagnare. Ora capisco più a fondo quelle emozioni, quelle domande senza risposta, quel bisogno di vicinanza.

La diagnosi è arrivata: è cancro.

Dirlo è ancora strano. Quante volte ho pronunciato quella parola parlando con un paziente, cercando la voce giusta per farlo senza spegnere la speranza. Ora tocca a me. E da quel momento, tutto cambia. Le proiezioni del futuro si accorciano. I pensieri si fanno più intensi. Senti che qualcosa verrà menomato, tolto, ma che ciò che conta è poter continuare a vivere… anche con meno, anche in modo diverso.

In questi momenti così delicati, tutto si fa più chiaro: il valore della famiglia, che è sempre lì, che ti sopporta, ti abbraccia, ti comprende. E la presenza silenziosa e misteriosa del Signore, che agisce nelle pieghe della vita, anche in quelle più difficili. Mi sento piccolo, ma anche grato. Perché guardandomi indietro vedo una vita spesa accanto agli ultimi, alle persone che hanno bussato alla nostra porta in cerca di cure, di ascolto, di dignità.

È stato un dono poter servire. Ed è un altro dono poter oggi accogliere la fragilità, come parte di quel cammino umano che tutti, prima o poi, siamo chiamati a percorrere.

Vi ringrazio per l’affetto, le preghiere, la vicinanza che sento forte, anche da lontano.

Con riconoscenza,

Dott. Pietro Gamba 

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