L’ospedale di Anzaldo compie 40 anni

21 Agosto 2026

La nostra missione di continuare a tenere una porta sempre aperta alla salute e alla speranza

Lo scorso 15 agosto si è tenuta ad Anzaldo una grande festa in occasione della ricorrenza del 40° anniversario dalla fondazione dell’ospedale “Fundaciòn Pietro Gamba”.

Dopo settimane di preparativi, coordinati da Margarita con l’aiuto di tutto il personale, l’ospedale era adobbato con festoni e foto storiche dei collaboratori in Italia e in Bolivia; l’area pranzo era allestita con tavoli e vivande per 200 invitati, anche se alla fine si sono presentate molte più persone, che sono state ugualmente accolte.

Dopo il momento solenne della Santa Messa celebrata nella cappella dell’ospedale, i festeggiamenti sono proseguiti con musica dal vivo e balli, tra cui l’esibizione di danza tradizionale preparata a sorpresa da Alba, figlia di Pietro e Margarita.

È stato un grande evento celebrativo e di ringraziamento, con un’estesa partecipazione di autorità: l’Ambasciatore Italiano in Bolivia, il direttore del SEDES (il Ministero della Salute locale), il Segretario della Salute del Governo Municipale di Cochabamba, il sindaco e il consiglio comunale.

Danza tradizionale
Danza tradizionale

Una sorpresa anche nel paese di Anzaldo. Le autorità hanno consegnato numerosi riconoscimenti per l’opera del Dr Pietro, con parole dette non solo in veste ufficiale, ma raccontando con sincera partecipazione il vissuto degli ultimi, tanti anni.

Don Luciano consegna a Pietro un sacco di patate
Don Luciano consegna a Pietro un sacco di patate

Il ringraziamento più prezioso è arrivato però da un campesino, Don Luciano, che ha consegnato a Pietro in segno di riconoscenza un sacco di patate, frutto di una vita di duro lavoro nei campi.

E a sua volta, a nome della Fondazione, il Dr Pietro ha consegnato un riconoscimento a tutti i medici che hanno prestato servizio nell’ospedale, come residenti o consulenti.

“Sono mancate le persone che non potevano organizzarsi per dire una parola in rappresentanza dei malati che abbiamo curato. – commenta il Dr Pietro – Questo era impossibile, perché vengono da lontano, perché sono nei loro loro campi a lavorare e, forse, in un’occasione come questa, non hanno neppure la voce per dire grazie. Io, però, li ho sentiti presenti in tutte quelle manifestazioni di riconoscenza che non sono state sufficienti a esaltarmi. Perché l’esaltazione, se deve esserci, è per loro che sono stati curati in silenzio e senza acclamazione”

Davanti ai presenti, il Dottor Pietro ha pronunciato poi un discorso di ringraziamento doveroso, sentito, profondo.

Ha ripercorso la storia della fondazione dell’ospedale: gli ideali di non violenza e rifiuto della guerra che lo hanno portato a svolgere il servizio civile in Bolivia con i più poveri, lì dove è nata la propria vocazione di medico sotto azione della Provvidenza.

La scelta strategica del villaggio di Anzaldo per costruire quello che era inizialmente un piccolo ambulatorio medico; poi la sfida della costruzione della rete elettrica, condotta personalmente con l’appoggio dell’intera popolazione di Anzaldo, che ha permesso di disporre della luce e dell’elettricità necessarie perché sorgesse un vero e proprio ospedale, fino alla successiva sfida per portare al villaggio anche l’acqua potabile.

 

Ospedale addobbato
Ospedale addobbato

Per lui celebrare è ricordare, e ricordare porta al ringraziamento. Non parole di circostanza, ma un’espressione spontanea e sincera.

Discorso di Pietro e Margarita ai presenti
Discorso di Pietro e Margarita ai presenti

“Dopo quarant’anni dalla fondazione dell’ospedale di Anzaldo, continuo a pensare che l’importante non siano le pareti che abbiamo costruito. Sono le vite che abbiamo incontrato tra queste pareti, i volti che abbiamo conosciuto, le mani che abbiamo stretto. Sono le persone che abbiamo potuto accompagnare in un momento di dolore, di paura, di speranza. E sono anche quelle vite che non abbiamo potuto salvare, che ci hanno insegnato che la nostra professione ha dei limiti, ma nemmeno di fronte a questi limiti dobbiamo mai smettere di accompagnare.
Per questo celebrando i quarant’anni dell’ospedale non voglio soltanto guardarmi indietro, voglio guardare anche avanti.
Quarant’anni dopo, posso dire che molte cose sono andate diversamente da come avevo immaginato. Ma forse proprio qui sta l’azione della Provvidenza. Noi facciamo la nostra parte, lavoriamo, sognamo, lottiamo e camminiamo. Ma ci sono strade che si aprono davanti a noi che non avremmo mai immaginato.

I medici e le autorità
I medici e le autorità
gruppo-del-personale
Gruppo del personale

Per questo oggi voglio festeggiare ricordando e ricordare ringraziando.
Grazie al Signore della Vita che ha accompagnato questo cammino.
Grazie a mia moglie Margarita, che ha messo in quest’opera sostanza, lavoro, decisione e compromesso.
Grazie ad Anzaldo e alla sua gente.
Grazie a tutti quelli che hanno lavorato e camminato con noi.
E grazie di cuore a tutti i Benefattori, che da lontano hanno creduto e hanno reso possibile che questo sogno si trasformasse in realtà.
Perchè alla fine festeggiare quarant’anni non significa festeggiare quello che ha fatto una persona, ma quello che abbiamo potuto fare insieme.
Significa confidare che altri possano continuare la nostra opera.
Perchè dovunque vi sia una persona che soffre con poche possibilità di curarsi, ad Anzaldo possa continuare ad esserci una porta aperta, una mano tesa e una possibilità di speranza.”

Dr. Pietro Gamba

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