Portare la salute dove ancora non arriva

25 Agosto 2026

Questa settimana abbiamo effettuato una campagna di screening per il tumore della cervice uterina in una delle aree rurali più difficili da raggiungere nella regione Nord di Potosí, nella valle del Río Caine.

Il tumore del collo dell’utero rappresenta ancora una delle principali emergenze per la salute delle donne. A livello globale è il quarto tumore più frequente nella popolazione femminile e in America Latina rappresenta una delle principali cause di incidenza e mortalità per cancro. In Bolivia il problema è ancora più drammatico: il tumore della cervice uterina rappresenta una delle principali cause di morte per tumore tra le donne, superando anche il tumore della mammella.

È un killer silenzioso: per anni può non dare alcun sintomo. Ma proprio per questo lo screening è così importante. Individuare precocemente l’infezione da HPV, il virus responsabile di oltre il 95% dei tumori della cervice uterina, e soprattutto le eventuali lesioni precancerose, significa poter intervenire quando la malattia è ancora curabile.

È questo lo scopo della campagna che abbiamo realizzato.

Due giorni prima della giornata di screening, tre infermiere e una medica sono partite dal nostro ospedale in avanscoperta, senza sapere esattamente cosa avrebbero trovato, raggiungendo per la prima volta un territorio rurale, aspro e spesso dimenticato dai servizi sanitari. Il loro compito era incontrare le comunità, informare le donne, sensibilizzarle e prepararle alla giornata di screening. Per due giorni hanno percorso il territorio, andando di casa in casa, bussando ad un centinaio di porte delle famiglie e raccogliendo adesioni.

Il risultato è stato straordinario: 72 donne hanno potuto effettuare il test.

Ma il numero, da solo, non racconta quello che è successo.

È stato emozionante vedere arrivare donne da piccole comunità, alcune delle quali avevano percorso molta strada, per affidarsi a un’équipe sanitaria che non avevano mai incontrato prima. Ci hanno dato fiducia e si sono affidate a noi per qualcosa di importante, qualcosa che riguardava la loro salute e il loro futuro.

E, dall’altra parte, noi abbiamo sentito tutta la responsabilità di quella fiducia.

In quella giornata si è creata una forma di cooperazione semplice e profonda: noi con le nostre competenze, loro con il coraggio di esserci, di fidarsi, di fare quel passo. È forse questo uno degli aspetti più belli del lavoro in questi territori: quando la distanza, la diffidenza e le difficoltà lasciano spazio ad un incontro vero.

Tra queste donne, una ha ricevuto una diagnosi di tumore della cervice in fase iniziale, quando è ancora possibile curarlo. Senza questo screening, probabilmente la malattia sarebbe rimasta silenziosa fino a quando sarebbe stato troppo tardi. Troppo spesso è questo ciò che viene visto in questa regione.

È per momenti come questo che vale la pena andare oltre i programmi, oltre le difficoltà, oltre ciò che normalmente sembra impossibile.

Queste esperienze ci ricordano che, per arrivare dove spesso lo Stato e i servizi sanitari sono carenti, occorre osare. Occorre avere il coraggio di partire, di raggiungere le persone, di portare la salute là dove ancora non c’è.

Questa giornata non è un punto di arrivo. È solo l’inizio; l’inizio di un programma di salute che vogliamo sempre più capace di raggiungere tutti e tutte, senza lasciare indietro nessuno. Perché il diritto alla salute non può dipendere dal luogo in cui una donna è nata, né da quanto è lontano il villaggio in cui vive.

Dott. Giuseppe Cordasco
Volontario in Anzaldo

Fotografie di Olmo Fattorini
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