Willy, un campesino semplice e buono

19 Luglio 2023

Oggi vi parlo di Wilibaldo, per me familiarmente Willy, un “campesino” di Anzaldo, una persona unica, conosciuto da tutti come cuore generoso e indole buona. Ora Willy ci ha lasciati e la stima che ho di lui mi impone di ricordarlo con queste poche righe che spero possano rendergli testimonianza.

Quando un giorno Willy scoprì di avere sangue nelle urine, si pensò inizialmente ad un problema prostatico; con  il progredire delle indagini, si chiarì che si trattava di un cancro invasivo della vescica che già gli bloccava lo sbocco dell’uretere, il canale che unisce il rene alla vescica. Siamo intervenuti con un drenaggio esterno che comunque era un rimedio di tipo palliativo. Il cancro era in stadio avanzato e inoperabile, con metastasi, e nella sua lenta ma inesorabile progressione gli causava grandi sofferenze. Abbiamo accompagnato il paziente nella sua visibile perdita di peso e  diminuzione di forze, trattandolo con morfina e trasfusioni di sangue.

Willy rimane per me l’amico fedele e sincero che mi ha accompagnato per anni; nemmeno mi ricordo con precisione come sia iniziata la spontanea simpatia che si è instaurata fra di noi, ma è merito suo, del suo modo di essere, l’avermi stimato e  riconosciuto per i tanti anni di servizio permanente come medico nel suo paese.

Quel suo carattere espansivo che lo rendeva incline a “effusioni” spontanee ed esuberanti lo portava a prendersi confidenze, era solito entrare in casa nostra senza chiedere permesso passando per la  porta posteriore del garage anche solo per manifestarmi la sua personale simpatia usando espressioni di gratitudine, in particolare poi quando era su di giri per  eccesso di  “tutume” (una specie di scodella ricavata dalla  scorza del cocco), che serve per bere tradizionalmente  la “chicha”, bevanda fatta con il mais fermentato.

Tutto contento, mi ripeteva il motivo del suo orgoglio, che ero il suo “docti”  e l’unica persona che era stata capace di curarlo, e anche l’unica ad aver portato la luce elettrica e l’acqua corrente ad Anzaldo, un paese che fino ad allora era vissuto ai margini della civiltà.

Anche in quello stato di ebbrezza che lo rendeva un po’ instabile, riusciva ad esprimere la sua emozione abbracciandomi, per poi abbandonarsi a piangere sulla mia spalla confidandomi l’orgoglio di sapermi suo amico.

Esperto agricoltore, coltivava in abbondanza patate, mais e frumento, ed esternava con allegria l’orgoglio di poter offrire ai suoi figli il frutto del suo lavoro.

Lo ricordo alla festa per il trentennale dell’Ospedale, quando sul palco preparato con i microfoni per l’esibizione del famoso gruppo folkloristico “Savia Andina” le autorità invitate si alternavano leggendo i discorsi di circostanza.  Fuori programma, per nulla intimidito dal pubblico, anche Willy è salito sul palco per offrirmi un simbolico cesto di patate, prodotto del suo lavoro e semplice segno di stima e riconoscenza: il suo modo spontaneo di celebrare a modo suo quell’anniversario importante per l’Ospedale e per la collettività. In quel momento lui rappresentava tutti coloro che condividevano le sue stesse emozioni, ma al contrario di lui non non trovavano il coraggio per manifestarsi e dire in pubblico due parole di ringraziamento al microfono. Inutile dire che proprio il suo è stato il regalo piú bello e apprezzato, perchè senza le formalità dei riconoscimenti ufficiali ha avuto il sapore di un gesto spontaneo e disinteressato.

Willy lascia la moglie Andrea con tre figlie e un figlio, tutti sistemati con una professione in città, da dove non potranno curare la coltivazione dei suoi campi ad Anzaldo, che saranno affidati al lavoro di altri. Lascia anche il suo fedele Jack, un cane di strada, un incrocio con qualcosa del pastore tedesco.

E’ stato impressionante vedere in questo animale espressioni sensibili di ‘umanità’ e affetto verso il padrone quando lo ha “sentito ammalato”, seguendolo senza mai abbandonarlo fino ai suoi ultimi giorni di vita. Jack  sembrava condividere il dolore di  Willy, perchè lo affiancava  seguendolo da vicino anche in Ospedale, restando fuori accucciato sotto la sua finestra nei portici, senza abbandonarlo un momento. Lo abbiamo visto arrampicarsi e alzarsi con le zampe anteriori sulla finestra della stanza dove era ricoverato Willy, per farsi  notare da lui, quasi a volergli parlare e a volerlo confortare, facendoli vedere che lui, il suo cane, non lo abbandonava e lo avrebbe accompagnato fedelmente fino alla fine. Un’intesa assoluta tra la  persona e l’animale, fino a rendere quest’ultimo capace di condividere la sofferenza del suo padrone. In un’occasione in cui il malato venne caricato su un’auto per essere trasportato in città per controlli specialistici, Jack rincorse l’auto fin quando potè per dire a tutti  “non lasciatemi qui, non voglio essere separato dal mio padrone”. Un esempio di sensibile e tenero affetto che l’animale riesce a manifestare al suo padrone, che sente come parte importante della sua vita, senza la quale crollerebbero gli equilibri della sua esistenza. 

Queste manifestazioni diventano importanti nei momenti estremi, quando l’animale sente che la persona con cui condivide un affetto profondo è in difficoltà. Immagini semplici ma di importante e alto significato.

Willy lascia tante cose, alla fine di una vita semplice. Chissà quanti ettolitri di “chicha” ricavata dal suo mais hanno filtrato i suoi reni! Ma non ha mai voluto male a qualcuno. Al contrario, si è fatto amico di molti in paese, ha voluto bene a tanti, a partire dalla sua famiglia, dal suo cane, fino ai tantissimi semplici che come lui lavorano la terra senza ambizioni, se non quella di far crescere i propri figli e poter loro offrire una professione e una vita meno dura.

Siamo stati con tutto il personale dell’Ospedale nella sua casa  per  l’ultimo saluto e per recitare insieme alla famiglia e ai presenti una preghiera; è stato triste ma in qualche modo bello ricordare tutti insieme di averlo assistito con passione fino all’ultimo, e ricordare il Bene che ci lascia: l’esempio di una vita semplice e onesta che trasmette alti valori di fratellanza, rispetto e amicizia. Di tutto questo siamo grati a Willy.

Dott. Pietro Gamba

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